dall'inviato del Popolo
Giampierovsky Rossky

STECCANELLOGRAD (4 Febbraio 2003) - La Gente. Il Popolo. La Fratellanza. Ecco i veri protagonisti della radiosa giornata di celebrazioni, vissuta ieri da una folla che senza soluzione di continuità acclamava e invocava Loro, i Tredici Nobili, che in occasione del Solenne Giubileo della loro Grande Rivoluzione Culturale, hanno voluto regalare al Loro Popolo il ricordo di quelle pionieristiche gesta.
La Prospettiva Saint Justinov era affollata già alle prime luci dell'alba. Incontenibile l'entusiasmo - corroborato anche da ettolitri di buona vodka "Cacciariova" - che ha indotto i più a intonare ben presto il gagliardo ritornello di "Tovarisch Gambirasiosky dasvidanja". Il sole non era ancora alto che già la capitale era un unico sbandierare e inneggiare. Con una sola parentesi di momentaneo panico, subito rientrato grazie alla ferrea organizzazione del servizio d'ordine creato dallo stesso Steccanellov quando ancora non guidava la nazione intera verso gli odierni alti traguardi, ma con dedizione e sapienza prestava la sua opera al servizio della collettività. L'incidente, in realtà è stato involontariamente "provocato dallo stesso Steccanellov, allorché tra la folla ormai prossima all'estasi della celebrazione per i Tredici si era sparsa la voce che Lui, Steccanellov, appunto, si trovasse non già sulla sedia più alta del palco d'onore bensì mescolato tra loro quasi come non si trattasse del Supremo tra i Tredici Nobili, ma di un qualunque membro del popolo.
Epperò la voce non ha trovato terreno infertile, poiché al Suo popolo è noto che Egli non ami i privilegi ma si senta uno tra i i tanti. A malincuore, infatti, egli accetta i titoli e le adulazioni che gli vengono tributate, per esempio quando crea geniali giochi di intelligenza che poi divide con i Tredici Nobili ma anche con il resto del popolo, ahìnoi spesso incapace di partecipare perché paralizzato dalla soggezione. E ancor meno, Steccanellov ama il denaro, che suo malgrado egli è chiamato a ricevere di anno i anno, per i suoi sempre più alti servigi al Paese, al Popolo e - perché non dirlo? - al Mondo.
Verso mezzogiorno, infine, l'apoteosi: all'ombra del più alto pennone, Steccanellov si alzava in piedi e, pur stringendo tra le forti mani alcuni fogli di appunti, senza mai leggere, ma declamando parola per parola dichiarava aperta la giornata di festeggiamento in ricordo dei Tredici Nobili con secondo la formula rituale: "Compagno Popolo, oggi si commemora quel dì / e non mi rompete la minchiettova".
p.s.
1) Benzoni, perdonami
2) Cloti, non lasciarmi
3) Sul sito ci sono andato e ho lasciato persino un post
4) Laccio ti amo
5) Giacomo assolvimi
6) Fagianella sei fortemente gnocca (non c'entra ma mi andava di dirlo. E pure fortemente)

Si, si, ma qui mi sembra che stiamo esagerando con 'sti rossi... fammi tornare alla home che mi sento più tranquillo....

...oppure fammi leggere il discorso del PierDavide Berluscanella ai suoi...